Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì 21 maggio la revisione della direttiva sulle vittime di reato, con l’obiettivo di rafforzare il sostegno, la protezione e i diritti delle persone colpite da violenze, abusi, stalking e altri reati. Il testo è passato con 440 voti favorevoli, 49 contrari e 84 astensioni e dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati membri avranno poi due anni per recepire le nuove norme nei rispettivi ordinamenti.
La riforma aggiorna un quadro giuridico adottato nel 2012 e ritenuto ormai insufficiente dalla Commissione europea, che nel 2023 aveva presentato una proposta di revisione mirata. Secondo le stime di Bruxelles, ogni anno il 15% dei cittadini europei, pari a circa 75 milioni di persone, è vittima di reato.
Tra le novità approvate dagli eurodeputati figurano il rafforzamento dei diritti delle vittime durante i procedimenti penali, il diritto alla privacy e alla non divulgazione dei dati personali della vittima all’aggressore, l’assistenza legale per tutta la durata del processo per le vittime con mezzi insufficienti e l’accelerazione del pagamento dei risarcimenti. Il testo prevede anche l’istituzione di linee telefoniche di aiuto, accessibili online, tramite applicazioni e attraverso il numero paneuropeo 116 006, oltre alla possibilità di denunciare reati online.
La direttiva rafforza inoltre il sostegno alle vittime con esigenze specifiche, sulla base di una valutazione individuale affidata a professionisti qualificati. Per le vittime di violenza sessuale sono previsti supporto dedicato e accesso a servizi sanitari, tra cui contraccezione d’emergenza, profilassi post-esposizione, test per le infezioni a trasmissione sessuale e accesso all’aborto, nel rispetto della legislazione nazionale. Particolare attenzione è riservata anche ai minori, con l’obiettivo di garantire i più alti standard di protezione attraverso un approccio “a misura di bambino e adeguato all’età”.
La correlatrice per la commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, Lucia Yar, di Renew Europe, ha definito la direttiva “un reale passo avanti per le vittime, comprese quelle più vulnerabili, come le vittime di violenza e i minori”. “Abbiamo trasformato un quadro normativo superato in una legislazione moderna che rafforza i diritti delle vittime, migliora la protezione e colma lacune fondamentali nell’accesso al sostegno”, ha affermato Yar. “In un momento in cui alcuni Stati membri stanno indebolendo le tutele e modificando le leggi in modo da favorire gli autori dei reati, il Parlamento europeo si schiera con fermezza al fianco delle vittime. Il nostro messaggio è chiaro: i diritti delle vittime non sono un elemento secondario, ma sono al centro della giustizia”.
Il correlatore per la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, Javier Zarzalejos, del Partito popolare europeo, ha ricordato che “al giorno d’oggi, circa 70 milioni di persone nell’UE subiscono un reato ogni anno”. “Con questa riforma stiamo facendo un passo importante per garantire maggiore protezione, supporto e diritti per tutte le vittime, inclusi i casi di violazione nell’ambiente digitale e quelli che coinvolgono vittime particolarmente vulnerabili, come i minori vittime di abusi sessuali online”, ha aggiunto.
La presidente della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, Lina Gálvez, del gruppo S&D, ha parlato di “accordo storico”, sottolineando in particolare il riconoscimento dell’accesso all’informazione e all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva per le vittime di violenza sessuale. “Le donne vittime di stupro rischiano di rimanere incinte, cosa che non accade agli uomini. Sarebbe una chiara discriminazione non considerare la possibilità per le donne di poter prendere questa decisione in circostanze così estreme. Si tratta di un precedente importante”, ha dichiarato.
Le critiche all’astensione della destra italiana
Il voto ha aperto anche uno scontro politico in Italia, dopo l’astensione di Lega e Fratelli d’Italia sulla direttiva. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha definito l’approvazione del testo “un passo avanti fondamentale per costruire un’Europa più giusta, che protegga davvero chi subisce violenza, abusi, stalking e altri gravi reati”. “Rafforzare i diritti, l’assistenza e la protezione delle vittime significa affermare un principio semplice ma essenziale: nessuna vittima deve essere lasciata sola”, ha dichiarato. Per Schlein si tratta di “un passaggio politico e civile di grande importanza”, anche perché “viene finalmente riconosciuto che i crimini motivati dall’odio legato all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità della vittima producono ferite profonde che richiedono strumenti specifici di protezione e supporto”. La segretaria dem ha poi collegato il testo europeo al dibattito italiano sul ddl Zan: “Era uno dei principi contenuti nel ddl Zan, affossato nel 2021 dalla destra italiana. Oggi quel principio entra nel diritto europeo e tornerà presto anche in Italia con la forza vincolante della legge”.
Sulla stessa linea Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria del PD ed eurodeputato, relatore della direttiva vittime per il gruppo S&D, ha accusato la destra italiana di una scelta politica contro il riconoscimento delle vittime più vulnerabili. “Oggi la destra italiana ha scelto di non votare, o addirittura di votare contro, una legge europea importantissima che fa un passo enorme nel rafforzare le tutele di tutte le vittime di reato”, ha affermato. “È un atteggiamento vergognoso, un’offesa a milioni di cittadine e cittadini che ogni anno sono vittime di stalking, violenze, abusi sessuali e tantissimi altri reati”. Secondo Zan, la ragione del mancato sostegno al testo sta nel fatto che “non vogliono che le stesse tutele vengano riconosciute anche a chi viene colpito a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere”. “Una posizione ideologica, ridicola e profondamente ipocrita”, ha aggiunto.
Zan ha poi richiamato direttamente il precedente del ddl Zan, affermando che alla destra “dà fastidio che una parte del ddl Zan, che avevano affossato nel 2021 tra applausi indegni, entri ora nel diritto europeo e dovrà essere recepita anche dall’Italia, che lo vogliano o no”. L’eurodeputato ha indicato in particolare l’articolo 22 della nuova direttiva, che “riprende il principio dell’articolo 6 del ddl Zan”: il riconoscimento delle persone vittime di reati legati all’odio verso orientamento sessuale, identità di genere e disabilità come vittime vulnerabili con diritto a specifiche misure di protezione. “Ma per loro evidentemente riconoscere l’esistenza di vittime Lgbtqia+ è troppo”, ha concluso Zan.
Critiche sono arrivate anche da Alleanza Verdi e Sinistra. La capogruppo alla Camera Luana Zanella ha definito “indecente l’astensione di Lega e Fratelli d’Italia nel voto sulle norme europee per rafforzare il sostegno, la protezione e i diritti delle vittime di reato”. Secondo Zanella, “non ci sono giustificazioni, questa scelta segnala una deriva etica di questi partiti”. La deputata ha ricordato che alla Camera è stato avviato l’esame del disegno di legge costituzionale, già approvato all’unanimità dal Senato, che inserisce la tutela delle vittime nell’articolo 24 della Costituzione. “Mi aspetto amare sorprese”, ha aggiunto.
[a cura di Simone Cantarini]

